Ho passato nove anni sulle tracce di due famiglie della Pedemontana del Grappa, i Forner e i Miotto, di Monfumo e Castelcucco, in provincia di Treviso. Quasi tutto quello che ho imparato su dove cercare l’ho imparato sbagliando prima. Questo testo è per chi comincia la stessa ricerca, dall’Italia o dall’altra parte dell’oceano.
Che cosa non è online, anche se quasi tutti lo danno per scontato
Il primo posto dove si cerca è il Portale Antenati. Per la provincia di Treviso ha un solo fondo: lo stato civile napoleonico, dal 1806 al 1812. Non contiene lo stato civile italiano successivo al 1866 per questi comuni.
FamilySearch ha lo stesso limite. Per Monfumo e Castelcucco il catalogo riporta solo il periodo napoleonico, e la collezione Italia, Treviso, Stato civile (Tribunale), 1871-1941 non comprende nessuno dei due. La parrocchia di San Nicola Vescovo di Monfumo risulta con zero registrazioni.
In pratica: gli atti di nascita, matrimonio e morte di Monfumo e Castelcucco tra la fine dell’Ottocento e gli anni Venti non sono digitalizzati da nessuna parte. Si ottengono su richiesta.
Dove si trovano
- Nel comune stesso, all’ufficio di stato civile. Nel Veneto lo stato civile italiano comincia dopo l’annessione del 1866; gli indici di Monfumo che ho usato partono dal 1871. La richiesta si fa per iscritto, meglio all’indirizzo PEC del comune, che si trova sul suo sito istituzionale.
- All’Archivio di Stato di Treviso, che conserva il secondo originale dei registri del tribunale dopo il 1871 e risponde a richieste di ricerca genealogica per corrispondenza.
- In parrocchia, per quello che precede lo stato civile. Anche l’atto di battesimo riporta i genitori.
Chiedete la copia integrale, mai l’estratto
È il consiglio che vale di più. L’estratto per riassunto, il certificato che i comuni rilasciano di solito, taglia proprio quello che interessa a chi fa ricerca: la professione del padre, l’indirizzo di casa, l’età della madre, chi ha dichiarato la nascita. Per la genealogia si chiede la copia integrale dell’atto.
Di e fu: due parole che dicono chi era vivo
Nei documenti italiani la paternità segue una formula fissa: di davanti al nome del padre significa che era vivo alla data del documento, fu che era già morto.
Su una carta d’identità del 1940, quella di un fratello della mia bisnonna, l’impiegato ha scritto di Vincenzo e, alla riga sotto, fu Pandolfo Domenica Santa. Così ho saputo che il loro padre era vivo nel 1940, mentre un albero genealogico pubblico lo dava morto nel 1914. In carte della metà degli anni Quaranta lo stesso uomo è già fu Vincenzo. Due parole hanno chiuso in cinque anni la data di morte di qualcuno di cui non ho l’atto.
Lo stesso nome, scritto in quattro modi
Mettetelo in conto fin dall’inizio:
- Le donne italiane non cambiavano cognome sposandosi. Nei documenti italiani la mia bisnonna è Forner per tutta la vita; in Brasile diventò Forner Miotto. Una lista di bordo del 1927 la registrò col cognome del marito, l’ufficio brasiliano tre giorni dopo con quello da nubile. Cercate con tutti e due.
- I nomi venivano sentiti, non copiati. Una bambina battezzata Gina compare in due settimane del 1927 come Ginneta, Dinetta e Ginita, a seconda di chi scriveva.
- Anche il nome proprio ha varianti: la mia trisavola è negli indici come Pandolfo Santa, Pandolfo Domenica e Santa Pandelfa. Era una sola donna, Domenica Santa.
L’indice serve a cercare, non a provare
Le trascrizioni degli indici che circolano tra i ricercatori aiutano molto, ma l’indice delle nascite di Monfumo che ho usato non riporta il cognome del padre, solo il nome. E due trascrizioni dello stesso indice non coincidevano proprio sulla riga che mi interessava. L’indice serve a trovare il numero dell’atto; è l’atto che permette di affermare.
Lo stesso vale per le genealogie stampate nelle storie locali: quella di Castelcucco è giusta nella struttura della famiglia e imprecisa nelle date — fa nascere la mia bisnonna due anni dopo l’atto di nascita e lascia fuori due sorelle. E vale il doppio per gli alberi collaborativi online, dove chiunque può fondere due uomini diversi in uno solo, e l’errore ha lo stesso aspetto di tutto il resto.
Se l’antenato è andato in guerra
L’Albo d’Oro dei Caduti della Grande Guerra, consultabile online per cognome, elenca i morti. Chi è tornato non c’è. Per chi è tornato il documento è il foglio matricolare, conservato all’Archivio di Stato della provincia: si chiede con nome, paternità e classe di leva.
Se l’antenato è partito
Spesso la traccia è migliore dall’altra parte, perché ogni frontiera attraversata produce una carta. In Brasile: il registro della Hospedaria dos Imigrantes, al Museu da Imigração do Estado de São Paulo; le liste passeggeri dell’Arquivo Nacional; la stampa dell’epoca nella Hemeroteca Digital della Biblioteca Nacional. Negli Stati Uniti: i manifesti di Ellis Island. È in uno di questi che ho trovato uno zio di mia nonna che nessuno in famiglia sapeva avesse attraversato l’oceano — la sua storia è in un altro testo di questo diario.
Questo testo fa parte della ricerca per il libro Terceira Classe (Terza classe), sull’emigrazione italiana in Brasile e sul naufragio del Principessa Mafalda nel 1927. Se cercate una famiglia di Monfumo, Castelcucco o dei comuni vicini, scrivetemi.